Sapere i sapori

Il cibo non è solo nutrimento, ma da sempre racchiude in sè anche tanto altro.

Fa parte della nostra storia, segue la nostra evoluzione, il progresso, la tradizione, fa parte dunque della nostra cultura, ed è soprattutto legato alle emozioni…

 


immagine presa dal web
 Il primo nutrimento che riceviamo dal seno materno è naturalmente correlato all’amore, al prendersi cura e così resterà per il resto della vita.
Quante volte si riversano sul cibo frustrazioni ed emozioni?

Lo facciamo tutti, forse anche inconsapevolmente.

Il cibo oggi è anche tristemente diventato solo una moda, un’antistress, un’ostentazione, uno status symbol e soprattutto è diventato sempre più la causa di non pochi problemi di salute, che nascondono l’incapacità di superare altre difficoltà e servono a compensare problemi relazionali e psicologici.

Per non parlare di tutti i problemi di intolleranze alimentari, della celiachia, l’obesità in vertiginoso aumento, anche nell’infanzia.

Viviamo in un momento storico in cui l’ostentazione è una regola. 

Quasi automaticamente ed in modo inconsapevole questa ostentazione è stata riversata anche sull’atto più elementare ed essenziale per la vita che è il “cibarsi“.

Il cibo tuttavia resta un bisogno primario di cui nessuno volente o nolente può fare a meno.

Televisione, giornali, web, zeppi di notizie, programmi e lezioni sul cibo, di cui ormai parlano tutti: non solo chef stellati, ed aspiranti cuochi, ma anche gente che fino a qualche anno fa faceva tutt’altro nella vita, diventata improvvisamente guru devoto alla “sana alimentazione”.

Sui social network impazzano fotografie condivise in maniera quasi compulsiva di ogni piatto che si prepara o si mangia al ristorante, come fosse più importante far sapere agli altri cosa si mangia, che godersi in santa pace il piacere di cibarsi.

Perchè?

Abbiamo spostato la nostra attenzione: dalla consapevolezza del cibarsi alla “vanità”.

Che cosa si nasconde dietro questi nostri “nuovi comportamenti”?

Siamo davvero consapevoli fino in fondo di questo atto così naturale, così primordiale e semplice?

Oggi si cucina, e si parla così tanto di cibo, che verrebbe naturale credere che ne sappiamo abbastanza, invece mai come in questo momento storico non è così. C’è una confusione enorme, peggio che in altri momenti storici in cui paradossalmente si parlava meno di cibo ma se ne sapeva di più.

Occorre una riflessione attenta.

Credo sia davvero necessario fare un pò di chiarezza, dare indicazioni precise e soprattutto “scientifiche”, credibili e confermate da studi seri, e non che seguano una moda temporanea o inseguano il terrorismo psicologico generato dall’ennesimo allarmismo di una leggenda metropolitana pseudoscientifica letta o sentita chissà dove, che magari prendiamo per buona.

Intanto forse come prima cosa bisognerebbe iniziare facendo un passo indietro, per cercare di capire come mai siamo arrivati fino a qui.

Perché conoscere la nostra storia, la nostra tradizione, guardarsi indietro aiuta, e soprattutto serve a ri-appropiarsi di quei saperi antichi che sono andati persi nel tempo, oggi così “veloce e digitalizzato”.

 

Si è perso quel contatto primordiale col cibo, così importante per diventare consapevoli, quel contatto con chi il cibo lo produce, lo ama, lo rispetta. Fino a non troppi anni fa eravamo noi stessi i produttori del nostro cibo, era la nostra famiglia che si occupava di coltivare un orto, di raccogliere la frutta, andare al mulino per macinare il grano. Esisteva un contatto diretto che rendeva naturalmente consapevoli del valore del cibo, della sua stagionalità, della sua importanza. Oggi invece la grande disponibilità, spesso anche a buon mercato, di cibi pronti e velocemente consumabili, ci ha allontanati sempre di più da quel mondo e soprattutto da una vera consapevolezza del nostro cibarci.

Per questo ritengo che la consapevolezza sia la vera chiave di volta, il punto da cui partire per fare un’accurata analisi dei nostri consumi e cercare quindi di fare un pò di chiarezza.

E’ un processo lento, a volte non facile, estremamente personale, che va affrontato un passo per volta con grande onestà e verità, facendosi una propria scala di valori sul cibo e sul come eventualmente poter modificare le nostre errate scelte alimentari.

Il nostro modo di alimentarci è strettamente personale, legato a fattori diversi: provenienza, esperienze familiari, gusto personale e per questo credo non esista una “verità assoluta” un credo alimentare che sia giusto o sbagliato, ma di certo abbiamo l’obbligo morale di essere consapevoli che cibo e salute sono strettamente connessi e che l’alimentazione a questo proposito gioca un ruolo chiave.

Il mio compito è quello di far luce, di essere il faro che illumina quei punti oscuri o volutamente oscurati da chi ha interessi economici o commerciali legati all’alimentazione. Fare un viaggio insieme alla scoperta del cibo.

Insieme a chi non si ferma in superficie, a chi non si accontenta, a chi ama sperimentare come me, e vuole capire e diventare sempre più consapevole del suo cibarsi.

Se sei interessato a conoscere le mie prossime iniziative puoi leggere qui.

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